Bravehearth

Alla fine sarà la terra scozzese , la patria di William Wallace l’eroico bravehearth portato sul grande schermo da Mel Gibson, ad ospitare il confronto decisivo tra USA ed UE per trovare un accordo definitivo sul commercio tra le due sponde dell’atlantico. Come da copione è il presidente americano a parlare con la stampa e a descrivere come ” l’accordo che faremo con la UE sarà il più grande di tutti ” in quanto nella sua idea la UE sarà costretta a pagare dazio accettando i dazi USA ( perdonate il gioco di parole) e ad aprire il mercato comune ai prodotti made in USA, cosi come già accettato dal Giappone la scorsa settimana, per poter avere ancora accesso alla vasta platea del mercato americano. Il Tycoon sa bene che carte ha in mano e quanto la UE, unita ma divisa, abbia bisogno di esportare nel nuovo continente, ma sa bene che tirare troppo la corda potrebbe diventare controproducente. La UE non ha certo tenuto nascosto il fatto che pur cercando di trovare un accordo stia lavorando ad un piano di integrazione alla precedente lista che prevedeva circa 21 miliardi di controdazi a prodotti USA, un ultimo aggiornamento parla di un valore attorno ai 90 miliardi di ritorsioni che partirebbero dal 7 agosto in caso di mancato accordo. Secondo alcuni rumors che stanno circolando pare che le parti potrebbero trovare un accordo su un dazio base reciproco al 15% al quale si applicherebbero maggiorazioni per alcuni settori ed esclusioni per altri. E proprio su queste esenzioni / maggiorazioni che stanno lavorando alacremente gli sherpa per trovare una quadra affinché nell’incontro al vertice Trump e Von der Leyen possano stringersi la mano e dichiarare amore eterno tra le parti. Al presidente americano interessa ridurre al massimo il deficit commerciale che gli USA hanno con il vecchio continente, non andare a danneggiare questa o quella categoria in modo particolare. I tedeschi ad esempio spingono perché le auto vengano inserite nella tabella del 15% anziché l’attuale 27.5% e potrebbero ottenerlo cedendo in cambio la conferma di costruire negli States almeno un x% della loro produzione. Come detto alla fine a Trump interessa ottenere una drastica riduzione del deficit commerciale e di far insediare sul proprio suolo aziende importanti per poter dire al proprio elettorato di aver costretto la vecchia europa alla sua volontà. A noi europei , divisi e campanilisti come non mai, interessa nell’insieme di poter continuare ad esportare prodotti di pregio in nordamerica , le auto, l’abbigliamento, gli alimentari. A tale riguardo anche Trump ha chiesto alla coca cola di usare zucchero anziché amido di mais per dolcificare la bevanda, anche al costo di inimicarsi una parte dell’elettorato che produce mais, in quanto deve averne bevuta qualcuna prodotta in europa dal gusto decisamente migliore di quella made in usa.
Cosi alla fine il buon William Bravehearth Wallace potrebbe domandarsi, in caso di accordo tra le parti, il perchè sia stata scelta la sua patria per questo incontro, una patria che generalmente è stata sempre terra di scontri. Ma forse in questo caso voleva solo essere un modo per il presidente USA di venire incontro ( in senso fisico) al vecchio mondo al di là di tutte le parole, un gesto di buona volontà apprezzato al di quà dell’oceano e non compreso dall’altra parte.

Ancora le banche al centro dell’attenzione sul mercato italiano con Unicredit che ritira la propria offerta per Bpm dopo le dispute sulla golden power. Orcel ha commentato alla presentazione della trimestrale che è stata una occasione mancata per l’intero sistema bancario nazionale, ma che non è detta l’ultima parola. E il mercato si interroga anche sulla salita ad oltre il 10% di JPM ( che nega di voler scalare l’istituto) nel capitale di BPER che ha appena finalizzato la scalata a Sondrio. JPM ha ulteriormente alzato il giudizio ed il target price su unicredit, e se i due stessero preparando un assalto a Bper dopo il mancato affare BPM ? Peraltro quest’ultima adesso si trova ad avere Credit Agricole come maggiore azionista e chissà se a Parigi qualcuno stia pensando di fare il colpaccio……

Settimana positiva per il FTSE-MIB ( + 1.02% e saldo 2025 a + 19.13%)

L’indice sale a registrare nuovi massimi di periodo a 41136 punti per poi chiudere l’ottava a 40726 punti, migliore chiusura da giugno 2007 ! Il massimo di maggio di quell’anno fu a 44364, chissà se dopo l’incontro scozzese per piazza affari porta esserci un rally estivo per tornare a quei livelli. Primo supporto sempre area 40mila.

Settimana interlocutoria per il DAX ( – 0.29% e saldo 2025 a + 21.64%)

Pur con una candela a range maggiore della scorsa ottava, ( massimo superiore e minimo inferiore) alla fine ha aperto e chiuso in prossimità della parità. L’attenzione è tutta sulla necessità di trovare un accordo che non penalizzi troppo il settore automotive che in Germania ha un peso industriale fondamentale. Venerdi la trimestrale VW è stata nel complesso positiva e ben accolta dal mercato, l’azienda però ha ridotto la guidance per via dei dazi, argomento che resta centrale. Confermato il supporto dei 24mila punti e la resistenza sui 24500 punti. La rialzista transiterà a 23495.

Seconda candela doji consecutiva per lo stoxx50 che conferma la fase di stallo in attesa che venga definitivamente risolta la questione dazi.

Si confermano i valori di supporto a 5280 e di resistenza a 5430. volumi in aumento come peraltro gia visto su Milano e su DAX.

Non molla la presa su Powell il presidente americano, che ovviamente cerca di ottenere un taglio dei tassi per ridurre il costo del debito, e cosi è andato direttamente a far visita alla sede della FED.

Naturalmente non si è lasciato sfuggire l’occasione per lamentarsi con i giornalisti per i costi della ristrutturazione ma che alla fine ridurrà i tassi, ma Powell non si è lasciato irretire e prosegue nel suo lavoro. Trump alla fine potrebbe anche decidere di non licenziarlo ma usare la tattica della nuova nomina per cercare in qualche modo di mettere pressione all’attuale governatore centrale e spingerlo a delle dimissioni. Bellissima la foto che ritrae i due con tanto di elmetto in testa , emblematica di uno scontro al vertice tra poteri forti.
Il Dow jones ci ha provato ( + 1.26% e saldo 2025 a + 5.54%) ma pur essendo riuscito a tornare oltre quota 45mila punti ( 45016) non ha segnato il nuovo massimo storico e non è neanche riuscito a rimanervi sopra in chiusura ( 44901). In ogni caso la candela è nettamente positiva benchè non accompagnata da volumi che sono stati in calo. Ma un accordo in scozia potrebbe finalmente dare al DJ lo spunto per un nuovo massimo storico nella prossima ottava. Nuovi massimi per il Nasdaq ( + 0.89% e saldo 2025 a + 10.76) che risulta essere il listino meno performante di settimana ( l’unico a non guadagnare il punto percentuale) ma si conferma il migliore da inizio anno , unico in doppia cifra. Massimo storico a 23326 punti e chiusura a 23272 punti nessun segnale di debolezza se non il fatto dei volumi in calo dato che in europa sono stati in aumento. Confermiamo il primo supporto sui 22580 punti. Decisamente migliore il grafico di S&P500 in quanto oltre al nuovo massimo storico a 6395 e la chiusura a 6388 appena sotto, la bella candela è stata accompagnata da volumi in crescita e tornati sui livelli della media, con obiettivo dichiarato i 6500 punti che oramai sono in vista. Area 6200 primo supporto. Nella prossima ottava a Wall Street sono attese trimestrali molto ma molto importanti, se ne dovessimo citare solo tre diremmo Apple Amazon e Microsoft, ma ogni giorno saranno molte le trimestrali di rilievo.

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