One Man Show !
Vorremmo sinceramente fare a meno di parlare sempre del presidente americano, almeno per una volta, ma è praticamente impossibile ! non c’è un singolo giorno della settimana che egli non sia al centro dell’attenzione per un motivo od un altro e cosi in un tranquillo e caldo sabato di luglio, mentre ci accingiamo a scrivere l’editoriale arriva la notizia che è arrivata la letterina dei dazi per l’EU che saranno al 30%. Solo al 30%, per usare le parole di Trump , ma che saranno incrementati se la stessa unione europea dovesse decidere di applicare dei dazi ai prodotti made in USA. Trump prosegue che tale dazio si rende necessario per ridurre l’enorme deficit commerciale che si è creato negli anni tra le due sponde dell’atlantico a seguito delle barriere europee ai prodotti americani.
Si rendono pertanto vani giorni e giorni di trattative tra le parti, con rumors fatti filtrare che parevano portare ad un possibile accordo di principio cosi come quello stipulato con la gran Bretagna, al 10%, e che buona parte della classe politica aveva iniziato a metabolizzare. Come avevamo scritto ancora la scorsa settimana il presidente americano corre dritto verso la meta, la sua personale meta di far tornare America great again !
Assieme alla lettera alla UE è arrivata anche quella al Messico, sempre al 30%, mentre in settimana erano arrivate quelle al Canada , al 35%, e ad una lunga serie di altre nazioni tra cui ricordiamo il 25% a Giappone e Corea del Sud, 30% al sudafrica e sostanzialmente tra il 25% ed il 40% per la maggioranza degli altri paese asiatici ed africani, con un generale taglio di qualche punto percentuale rispetto alla lista dello scorso 2 aprile, giusto per mostrare la sua magnanimità !
Si apre adesso la grande scelta che dovranno fare le aziende se vorranno continuare a vendere ai consumatori americani, ossia se aprire stabilimenti in terra americana o impostare una tabella di sconti per i vari importatori locali al fine di riuscire a mantenere le quote di mercato. Oppure optare per il nulla di fatto e vedere se la forza del proprio brand sia tale da far pagare i dazi al popolo a stelle e strisce.
Stesso discoro per i cittadini statunitensi che dovranno valutare se continuare a bere ad esempio il vino italiano o francese o se invece farne a meno, cosi come decidere se guidare ferrari, porsche o bmw .
La scelta effettuata da Trump per ridurre l’enorme debito pubblico americano è stata fatta, solo il tempo ( del suo mandato !) ci dirà se sarà stata una scelta corretta o meno e se sarà solo temporanea o resterà in vigore anche dopo di lui. Certamente è stato fatto un grande passo indietro rispetto alla globalizzazione, quando la ricerca era a produrre dove costasse meno con la conseguenza che quasi tutto fosse prodotto in Cina.
Rimane ancora la questione dei tassi e qui l’ultima mossa di Trump è quella di attaccare Powell tramite accuse sulla gestione e ristrutturazione da 2.5 miliardi di$ della storica sede a Washington della FED, provando quindi la strada della azione amministrativa diretta. Aveva promesso che avrebbe lasciato Powell sino alla scadenza del suo mandato ma a quanto pare la reticenza della FED a voler ridurre il costo del denaro stà portando il presidente USA a cercare qualsiasi sistema pur di estrometterlo e mettere al suo posto un suo delfino pronto a tagliare immediatamente almeno un punto percentuale sui 3 che Trump chiede di tagliare a gran voce. Da parte sua la FED, tramite i membri del suo board, continua a lasciare aperta la possibilità per uno o due tagli nel corso dell’anno, adducendo la ragione che molte aziende si stanno orientando per una divisione dei costi dei dazi affinché tale onere non finisca tutto sugli utenti finali e di conseguenza incrementando l’inflazione.
Nonostante il dato della produzione industriale in calo e con il crollo del settore auto, Milano ( + 1.15% e saldo 2025 a + 17.23%) aveva seguito quanto da noi scritto la scorsa settimana, ossia che un ritorno oltre i 40mila avrebbe ridato slancio verso i 40700 ed oltre.
Cosi siamo arrivati a 40965 punti già all’apertura di giovedì, ma poi ha iniziato a prevalere un senso di pessimismo in attesa della lettera di Trump con la quale abbiamo aperto l’editoriale di oggi. La lunghissima upper shadow che è rimasta sul grafico pesa tantissimo nella analisi grafica in quanto dimostra come l’area di resistenza dei 40700 punti si sia confermata tale ancora una volta. Probabile che l’apertura di lunedì vedrà subito area 39500 sotto pressione e si combatterà affinché il supporto in area 38500 / 38600 possa tenere a fine giornata. Vedremo anche se e come cambieranno i volumi che nelle ultime settimane , complice anche la stagionalità, sono sempre rimasti nettamente sotto alla media.

Stessa situazione per il DAX ( + 1.96% e saldo 2025 a + 21.83%)
che pur era salito a segnare un nuovo massimo storico a 24693 punti, anche qui in apertura di giovedì per poi scendere e chiudere a 24255 lasciando una pronunciata upper shadow anche se meno lunga di quella vista a Milano. Lunedi la rialzista a 23435 punti sarà subito pressione dopodiché ci sarà il supporto statico in area 23mila punti a dover contenere la discesa. A differenza di Milano la produzione industriale in Germania è cresciuta dell’1.2% contro le attese di un – 0.6% e anche se Daimler truck ha annunciato un significativo taglio del personale in Germania per i prossimi 5 anni è possibile che la manifattura tedesca abbia finalmente superato il punto più basso e possa iniziare quindi una fase di recupero. Ovviamente la resistenza è il massimo storico appena registrato.

Bene nel complesso l’indice delle blue chips europee ( + 1.79% e saldo 2025 a + 9.96%) che era salito fino ai 5470 punti prima di ritracciare e chiudere l’ottava a 5383 punti.
Upper Shadow si ma meno pronunciata e soprattutto volumi in aumento a segnalare un ritorno di attenzione sui titoli a maggiore capitalizzazione. L’area di supporto tra il livello statico e la dinamica si concentra tra 5190 e 5137 punti, vedremo se sarà sufficiente a contenere le discese considerando anche che saranno proprio le blue chips quelle che in teoria saranno maggiormente esposte ai dazi, anche se sono anche quelle che si potrebbero permettere di valutare con molta attenzione la possibilità di aprire siti produttivi oltre oceano.

Sul fronte interno proseguono le schermaglie tra Trump e Musk, con quest’ultimo che si chiede quale sia stato lo scopo del DOGE che era stato chiamato a dirigere per ridurre le spese federali se poi alla fine il presidente aveva in mente l’aumento monstre del debito pubblico.
Di contro il presidente ha replicato di essere rattristato nel vedere il suo ex alleato perdere il controllo delle sue azioni e definendo ridicolo e patetico il nuovo partito creato da Musk.
Settimana negativa a Wall Street nonostante ben due massimi storici registrati durante l’ottava. Il peggiore è stato il Dow Jones ( – 1.01% e saldo 2025 a + 4.30%) che ha aperto sui livelli della chiusura precedente per poi scendere solamente e reagendo poco solo alla fine, con volumi in leggero aumento. In buona sostanza però è una candela inside che non cambia assolutamente la situazione e che si potrebbe leggere semplicemente come una candela di assestamento dopo il forte strappo delle due precedenti. Si vedrà meglio sui prossimi grafici ma anche qui si potrebbe ripetere quando già accaduto ad inizio maggio, vedremo se la dura presa di posizione contro l’EU verrà premiata a WS la prossima settimana.
Il Nasdaq ( – 0.37% e saldo 2025 a + 8.42%) ha registrato un nuovo massimo storico a 22915 punti ed ha lasciato sul grafico una candela doji lassù sui massimi che potrebbe essere letta in modalità opposte. La prima è quella che vede la fine del rialzo e l’inizio di una fase di ritracciamento, almeno fin verso la rialzista, l’altra che guarda allo stesso schema di inizio maggio e valuta la stessa doji come fase di assestamento per poi ripartire già nella prossima ottava verso nuovi record. Identico il discorso per S&P500 ( – 0.31% e saldo 2025 a + 6.43%) che segna il nuovo massimo storico a 6290 punti e poi chiude a 6259 punti. Anche qui vedremo se si ripeterà lo schema già veduto a maggio ( quindi gap up lunedì e salita sulla lettera punitiva all’europa) o se invece si è all’inizio di una fase correttiva.




