FERMATELO !!
Avrei voluto intitolare il pezzo di oggi “TRUMP-ite o TRUMP-osi ?” ma rimane il fatto che ogni giorno dobbiamo leggere notizie relative al presidente americano in relazione a tutto ! Si sparano sul confine tra Thailandia e Cambogia ? Interviene lui a mettere fine al conflitto e con l’occasione si accorda con le due nazioni a dazi inferiori di quelli applicati ad altri stati asiatici. L’ex presidente russo ( noto in patria per non essere esattamente un diplomatico)Medvedev risponde male ( rievocando la dead hand) alla riduzione del tempo di ultimatum alla Russia per un cessate il fuoco in Ucraina e lui manda due sottomarini nucleari in ” regioni appropriate” per poter difendere il suo popolo. Il PIL americano cresce a sorpresa al 3% ( ma il dato è del tutto falsato dalla corsa all’acquisto prima della entrata in vigore dei dazi ! ) e lui chiede nuovamente la testa di Powell, arrivando a chiedere al board di prendere il controllo della FED esautorando de facto il suo presidente, salvo poi fare marcia indietro il giorno dopo dichiarando pubblicamente che Powell resterà al suo posto fino alla scadenza del mandato e questo perché “una sua rimozione anticipata darebbe fastidio al Mercato”.
Ma la cosa che spiazza ulteriormente nel comportamento del Tycoon è il fatto che il 31 luglio ha firmato un ordine esecutivo che oltre a confermare una lunga serie di accordi recentemente firmati, ne varia qualcosa ed anche l’entrata in vigore che sarà al 7 agosto e non più al primo agosto ” per dare tempo alle agenzie preposte ai controlli di essere pronte”. Ma è dal 2 aprile che le dogane americane sanno della data del primo agosto, cosa gli ha fatto cambiare idea e posticipare una settimana ? Inoltre slitta al 5 ottobre il dazio per le spedizioni via mare ( con la Cina che ringrazia in quanto le navi portacontainer tra Cina ed USA impiegano mediamente 2/3 settimane, quindi c’è ancora molto tempo per spedire in esenzione) mentre taglia fuori le auto europee ( dazio quindi al 27.5%) dopo che appena una settimana fa il pericolo pareva scongiurato. Ulteriore proroga di 90 giorni al Messico mentre stangata finale al Canada 35% e Svizzera 39%. Alla fine della fiera i dazi imposti da Trump al resto del mondo porteranno nelle casse USA circa 450 miliardi di dollari all’anno ossia circa l’ 1.25% del PIL
Il Rally estivo di cui avevamo parlato la scorsa settimana pareva veramente partito con Milano ( – 1.92% e saldo 2025 a + 16.84%) che aveva toccato i 41800 punti.
Poi però l’arrivo del mese di agosto e con esso la partenza dei dazi USA ( per quanto poi spostati all’ultimo di una settimana, ma cambia nulla) ha portato a ritenere che prendere beneficio dei guadagno fin qui fosse cosa buona e giusta. A ben guardare Milano è stato in ogni caso il miglior listino di settimana o se vogliamo il meno peggio, unico a perdere meno del 2%, e graficamente è ancora all’interno do un box di congestione sui massimi di periodo che dura da metà maggio. Vi era stata una “sbavatura” nelle ultime due settimane di giugno ma poi tutto si era risistemato. I volumi come vedete sono stati in aumento ma sono rimasti ben al di sotto della media pertanto non possiamo ancora parlare di selloff, certamente è un importante campanello d’allarme da valutare con attenzione. Se Milano nella prossima ottava riuscirà a non andare sotto i 39400 darà un bel segnale di stabilità, altrimenti si dovrà iniziare a guarda con attenzione sotto, primo livello i 38600. Di contro un ritorno sopra i 40700 dovrebbe rilanciare il movimento di breakout descritto la settimana scorsa.

Pesante il DAX (- 3.26% e saldo 2025 a + 17.66%) che paga subito pegno per la mancata conferma dei dazi sulle auto europee al 15%, dopo che già in settimana Porsche aveva dichiarato un crollo dei profitti del 67% nel primo semestre e che Mercedes nello stesso periodo ha avuto utili dimezzati.
Come se non bastasse un sondaggio dell’istituto IFO ha evidenziato come uno dei colli di bottiglia sia legato alle restrizioni delle esportazioni cinesi di alcune terre rare, argomento che riprenderemo dopo. Graficamente il DAX ha fatto peggio di Milano in quanto non ha segnato nuovi massimi ed è arrivato praticamente già sui minimi di fine giugno, cosa che abbiamo visto a Milano non è ancora avvenuta. A frenare la corsa è stata certamente la rialzista di lungo periodo ma se resterà ancora sotto pressione è probabile che nella prossima ottava l’indice tedesco se dovesse perdere area 23mila, minimi di giugno, allora probabilmente scenderà in area 22800 punti, ultimo baluardo prima di un tuffo verticale verso la rialzista sottostante ( 20714) ed il supporto statico a 20467. Segnaliamo che però i volumi sul Dax sono stati in calo rispetto alla scorsa ottava e cmq sempre sotto alla media.

Risultato anche peggiore del DAX per lo Stoxx50 ( – 3.48% e saldo 2025 a + 5.51%)
Si ferma esattamente sulla rialzista e lo fa con volumi in deciso incremento e sopra alla media, a dirci che sono le blue chips le prime azioni ad essere vendute quando si teme che arrivi un temporale. La tenuta della rialzista, che prossima settimana transiterà a 5177 punti potrà riportare i corsi verso area 5300 punti, altrimenti sarà il supporto statico a 5085 punti a cercare di frenare ulteriori discese verso 4833 punti.

Come è stato ben chiarito da molte fonti, il dati del PIL USA al 3% non è uno sbaglio ma semplicemente lo specchio di una situazione particolare.
Il numero dipende in buona parte dal risultato delle esportazioni nette, che causa dazi che hanno ridotto drasticamente le importazioni , ha avuto un numero positivo alto. In realtà i consumi interni USA sono calati sotto le attese e hanno registrato due trimestri consecutivi a ritmo contenuto. Segnali di debolezza anche dagli investimenti aziendali e della domanda interna, all’ 1.2% ai minimi dal 2022. Diventa quindi più chiaro perché la FED abbia mantenuto ancora inalterati i tassi , il dato del 3% è un dato vero ma fittizio legato ad una particolare situazione contingente !
Dunne insights è una società di consulenza con esperienza nei mercati globali dei veicoli elettrici, dei veicoli autonomi e delle catene di fornitura di batterie. Il suo CEO, Michael Dunne, è stato presidente di GM indonesia è ancora prima AD di JD Power in Cina e pertanto è un profondo conoscitore della materia. Dunne ha scritto che ” Gli Stati Uniti non possono costruire un singolo missile guidato senza il permesso di Pechino a causa della dipendenza americana dai magneti cinesi in terre rare, i componenti nascosti che alimentano tutto, dai caccia F-35 alle turbine eoliche, fino alle Tesla Model 3″. Nel 1985, gli Stati Uniti controllavano il 60% della produzione di terre rare e la Cina solo il 30%. Entro il 2024, la Cina aveva raggiunto un controllo quasi monopolistico sull’intera filiera, dall’estrazione mineraria alla lavorazione fino alla produzione di magneti finiti. Ora la Cina controlla il 90% della produzione mondiale di magneti al neodimio, mentre gli Stati Uniti ne producono solo lo 0,3%. A maggio, a seguito del Liberation Day, la Cina ha sconvolto l’industria della difesa e il settore automobilistico americani bloccando bruscamente le esportazioni di magneti. Tra i loro molteplici utilizzi, l’industria automobilistica necessita di magneti in terre rare per alternatori, sensori, motori, pompe di carburante, sistemi di trasmissione, sistemi di intrattenimento, elettronica di bordo e sistemi di scarico. Un veicolo elettrico tipico utilizza dai due ai cinque chilogrammi di magneti in terre rare.
La Ford è stata costretta a interrompere la produzione per una settimana. Le case automobilistiche tedesche hanno lanciato l’allarme: le linee di produzione potrebbero fermarsi.
Secondo il Dunne Insight il messaggio era brusco e inequivocabile: la Cina detiene una catena di approvvigionamento equivalente a quella delle armi nucleari. Senza magneti, le auto americane ed europee non vengono costruite.
Tutto questo aiuta a farci capire come mai Trump prima abbia cercato di estorcere le terre rare ucraine e come ora , pur usando sempre il suo modo da bullo, in fondo stia cercando di trovare accordi con la Cina, perché senza magneti e terre rare si ferma anche la più grande economia del mondo.
Nuovo tentativo fallito del Dow Jones ( – 2.92% e saldo 2025 a + 2.45%) ai 45mila punti, ma il massimo a 44946 conferma che quello è un forte livello di resistenza. La discesa poi è stata forte e accompagnata da volumi in netto aumento e che sono tornati in media dopo molte settimane, segno evidente che a Wall Street sono convinti che non sarà un movimento di breve durata. Primo supporto il minimo di settimana a 43340 e a seguire sarà area 43mila a doversi far carico della tenuta. Non riuscendovi pare poi inevitabile un ritorno sui 42mila punti. Miglior listino di Wall Street il Nasdaq ( – 2.18% e saldo 2025 a + 8.33%) che ha fatto in tempo in settimana a registrare un nuovo massimo storico a 23589 punti prima di invertire la rotta e chiudere a 22763 dopo un minimo a 22673, tenendo i minimi delle candele di inizio luglio, i 22580 di cui alla settimana scorsa. Se tale livello dovesse cedere nella prossima ottava probabilmente si metterà pressione ad area 22100 / 22200 punti prima di giungere ai 22500 / 22600 . Un pronto ritorno sopra i 23mila punti potrebbe riportare subito il sole. Stessa situazione per S&P500 ( – 2.35% e saldo 2025 a + 6.06%) che registra un nuovo massimo storico a 6427 punti prima del cambio di direzione e chiudere a 6238 dopo un minimo a 6212, appena sopra i 6200 punti del supporto evidenziato la scorsa settimana. Se nella prossima settimana tale livello terrà e si dovesse tornare sopra i 6300 punti il segnale sarà positivo, altrimenti è probabile un ritorno in area 6mila punti.




